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I NUMERI CHE CONTANO – Il biologico “Made in Italy” continua a crescere in superfici e operatori

L’agricoltura biologica in Italia continua a vivere un momento particolarmente positivo con numeri in crescita, anche se le indicazioni sul clima di fiducia delle aziende pongono qualche interrogativo che vale la pena considerare. È quanto emerge dal rapporto “Bio in cifre” curato da ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), che indica nel 2023 un incremento del 4,5% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) biologica rispetto all’anno precedente, mentre il numero di operatori (produttori, trasformatori, importatori) è cresciuto dell’1,8%. Ma vediamo, nel dettaglio, i contenuti del rapporto, giunto alla sua ventesima edizione.

Coltivata a biologico quasi un quinto della SAU nazionale

I dati del 2023 riferiti alla SAU biologica nazionale, anche grazie alle misure della Politica Agricola Comune (PAC), registrano, nel complesso, un ulteriore sviluppo raggiungendo i 2,5 milioni di ettari totali. La superficie bio italiana arriva così a rappresentare circa un quinto di quella complessiva (19,8%), avvicinandosi all’obiettivo del 25% di SAU biologica da raggiungere entro il 2030 prefissato dalla Commissione europea nell’ambito della Strategia Farm to Fork.

 

Crescono prati e seminativi, calano frutta e vigneti

Considerate sia le estensioni già convertite che quelle in conversione, la SAU biologica nazionale è composta anzitutto da seminativi (42,1%), seguiti da prati e pascoli (29,7%), colture permanenti (22,8%), ortaggi (2,5%) e terreni a riposo (3%). Nel 2023 l’incremento più significativo ha interessato le categorie dei prati e pascoli (+10,1% sul 2022), cresciuti di 67.014 ettari, e dei seminativi (+3,4%) per oltre 34mila ettari in più. Sostanzialmente stabili gli ortaggi (+1%) e le colture permanenti (0,1%), ma con variazioni negative, in quest’ultima categoria, per la vite (-2%), gli agrumi e la frutta, compensate da incrementi per olivo (+2,2%) e frutta in guscio (+6,8%).

Nella frutta nazionale c’è stato un calo su quasi tutte le voci. Prosegue la tendenza negativa di mele e pere (-7 e -2 per cento), a cui si è sommata la diminuzione di superfici coltivate ad albicocche (-34%), pesche (-14,1%) e kiwi (-17,9%). Anche tra gli agrumi, l’aranceto bio perde il 15,5%.

Mezzogiorno leader, ma Centro e Nord in recupero

A livello territoriale, il rapporto mette in luce che la SAU biologica nazionale è per il 58% nel Sud, per il 25% al Centro e per il 17% nel Nord del Paese. Proprio il Settentrione (+5,5%) e il Centro (+5,3%) fa registrare le crescite maggiori su base annua recuperando terreno rispetto al Sud (+3,9%), dove si verifica, però, l’incremento di 53 mila ettari, il più significativo.

Piemonte prima regione nel Nord

Nel 2023, il 39% della SAU biologica nazionale è concentrata in Sicilia, Puglia e Toscana e un ulteriore 30% è diviso tra Calabria, Emilia-Romagna, Sardegna e Lazio. Nelle restanti regioni, che pesano complessivamente poco più del 30%, significativi gli incrementi in Umbria (+18,2%), Abruzzo (+15,2%), Basilicata (+10,7%), Liguria (+10,4%), Friuli-Venezia Giulia (+5,9%), Marche (+5,7%) e Piemonte (+5,4%), quest’ultima al primo posto tra le regioni del Nord per ettari certificati (57.567).

Colture intensive frenano lo sviluppo del bio

Spostandosi a considerare, poi, quanto incidono le superfici biologiche su quelle agricole totali, si va dal 37,5% della Toscana e dal 36,3% della Calabria, al 3,2% della Valle d’Aosta e al 5,5% della Lombardia. Il Nord è ancora più “indietro” nel cammino verso il biologico, probabilmente anche a causa della maggiore incidenza di colture intensive condotte con metodo convenzionale o con altri modelli di agricoltura sostenibile.

In Europa a 4 Paesi il 60% del bio

Se si allarga lo sguardo all’Europa, nel 2022 i quattro maggiori Paesi in termini di superficie certificata (Francia, Spagna, Italia e Germania) hanno detenuto complessivamente 9,7 milioni di ettari (+360.063 ettari, + 3,8% rispetto al 2021), pari a oltre il 60% della SAU biologica dell’Unione europea.

Allevamenti biologici in “altalena”

Segnali poco confortanti arrivano invece dal mondo allevatoriale che, anche nel biologico, segue grosso modo il calo del numero di capi della zootecnia totale. Emerge, ad esempio, l’evoluzione positiva del comparto avicolo biologico (+658.068 capi, +10,7%) e anche il numero di bovini è in crescita (+17.025 capi, +3,8%). Di segno opposto i comparti suinicolo, caprino e ovino, che a livello complessivo sono interessati da una diminuzione del numero di capi. I suini bio sono scesi del 16,8% su base annua, con 54.591 unità. Il numero di capre registra una flessione negativa (-7,5%), mentre gli ovini segnano un calo del 5,7%, che si aggiunge alla riduzione di lungo periodo.

In termini di incidenza del patrimonio zootecnico biologico sul totale, le categorie più rappresentative restano i caprini (10,8%), gli ovini (8,9%) e i bovini (8,7%). Anche il comparto avicolo ha visto aumentare il peso dei capi biologici su quelli totali, mentre la quota di suini bio (0,7%) è molto bassa.

Quasi 100mila operatori biologici in Italia

Concentrandoci sugli operatori impegnati nel biologico, il Rapporto di ISMEA evidenzia nel 2023 un incremento su base annua degli operatori dell’1,8% raggiungendo le 94.441 unità, con un incremento complessivo di 1.642 unità sul 2022. Per tutte le categorie di operatori si sono osservati comunque aumenti contenuti, ad eccezione degli importatori, in calo di alcune unità.

I produttori esclusivi sono la categoria più numerosa (73,7% del totale), cresciuti di 1.032 unità (+1,5%) rispetto al 2022, mentre si conferma l’andamento positivo dei produttori/preparatori (+532 unità e +3,8%). I preparatori esclusivi, infine, hanno una crescita più moderata.

La rapida crescita dei produttori/preparatori (15,4% nel 2023), potrebbe essere la dimostrazione che l’integrazione delle due attività porta a un vantaggio economico.

Da sottolineare che l’89% del totale degli operatori biologici è composto da aziende agricole (produttori esclusivi, produttori preparatori e produttori con attività di importazione e preparazione) e l’incidenza di questa categoria è più alta nelle regioni del Sud rispetto a quelle del Nord, che invece vedono una maggior presenza di operatori coinvolti nella trasformazione (preparatori esclusivi) e nell’importazione.

Dimensione media aziendale vicina ai 30 ettari

La dimensione media delle aziende biologiche italiane nel 2023 è di poco superiore ai 29 ettari, quasi il triplo rispetto a quella delle aziende agricole italiane che, secondo l’ultimo Censimento dell’agricoltura, è di circa 11 ettari. Il peso delle aziende agricole biologiche sulle aziende agricole totali è pari al 7,4%.

Fiducia delle aziende bio in calo

Per finire, veniamo al clima di fiducia elaborato dal rapporto “Bio in cifre” su un campione di 800 aziende agricole, convenzionali e biologiche: se, ad inizio anno, le imprese certificate risultavano più ottimiste rispetto alle convenzionali, nel secondo semestre 2023 si osserva una marcata perdita di fiducia da parte delle stesse aziende biologiche. Il segno meno (-4,3% nel quarto trimestre 2023), racconta una prevalenza delle aziende che esprimono un parere negativo rispetto alla situazione aziendale contingente e futura. I fattori sono innumerevoli, ma è verosimile immaginare che questo riscontro sia dovuto a un mercato dei prodotti biologici che mostra difficoltà sia nei valori al consumo, che nei prezzi di vendita riconosciuti alle aziende agricole bio, non molto diversi da quelli del convenzionale. Il contesto è poi aggravato dagli eventi climatici avversi che hanno colpito diverse aree del Paese, rendendo le operazioni in campagna, soprattutto per le aziende biologiche, più onerose e difficoltose anche nella gestione agronomica.